Sibilla a Tivoli – tradizione d’autore a firma Baldassarre

Tivoli Adriano Baldassarre

Scrive chi era pazzo delle creazioni del Tordo Matto di Zagarolo, che prendevano forma dalle mani dello chef Adriano Baldassarre…
Scrive chi era invaghito del suo cappuccino di baccalà (con crema di patate e bottarga di tonno)…
Scrive chi ne era talmente incantato da usare le cene degustazione come “buono regalo” verso amici e parenti, perchè potessero conoscere la poesia che usciva dalle cucine e che tutto permeava…
Poi ad un certo punto il Tordo Matto ha chiuso e la passione per quei sapori è rimasta un ricordo gelosamente custodito.
Ci ha pensato il Ristorante Sibilla a Tivoli a risvegliarla qualche tempo fa, richiamando alle cucine Adriano.
Che dire, una combinazione difficilmente replicabile: estro e mano di un giovane talentuoso chef esercitati in una location suggestiva, un palazzo ben conservato - negli esterni e negli arredi – del 1700 che se ne sta nella cittadella medioevale di Tivoli tra antiche rovine di templi romani, cascate e resti di una Villa papale. Dehor e finestre si affacciano direttamente su Villa Gregoriana.
Per un po’ abbiamo osservato da lontano come Baldassarre personalizzava l’offerta della Sibilla. Quei tocchi così tradizionali e romani, che si scorgevano nelle citazioni di guide e articoli, ci sembravano tanto distanti dalle creazioni a cui ci aveva abituato al Tordo. Complici però i post di Linguini e Daniela senza panna ci siamo riaffacciati per un pranzo della domenica. Si è così schiusa sotto i nostri occhi – e alle nostre papille gustative - una cucina tutta intenta a valorizzare i sapori di territorio sostenuta energicamente dalle qualità e dalla creatività dello chef.
Il servizio è efficiente, cortese e familiare, formale e informale al tempo stesso. Il padrone di casa poi (Andrea La Caita) governa con sicurezza le sale e vigila sui volti e sui commenti dei clienti.
Forse questo post non aggiungerà molto a quanto scritto da fonti autorevoli sulle nozze “Sibilla-Baldassarre”,  ma questo locale non poteva mancare nella nostra selezione sui fuori Roma: un viaggio nei sapori del Lazio condotti per mano da un “Cicerone” d’eccezione. Non si può non partire!

Le nostre pagelle:

  • Ospitalità 7,5
  • Ambiente 7 (esterno 8 )
  • Mescita 8
  • Cibo 8,5
    • Antipasti 9
    • Primi 8
    • Secondi non provati
    • Contorni non provati
    • Dessert 7
    • Pane 9

Prezzo:

  • Pasto: 35€

In breve:
♥ Baldassarre-Sibilla: questo matrimonio si “doveva” fare!

Informazioni pratiche:
Sito web: http://www.ristorantesibilla.com/
Indirizzo: via della Sibilla 50, 00019 Tivoli RM (come arrivare)
Orario: pranzo e cena tutti i giorni da maggio a settembre (chiuso il lunedì negli altri mesi)
Tel. 0774.335281

…dalla nostra esperienza:

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Salotto Locarno – sosta cool in bar d’hotel

L’articolo sui “20 locali da bere e da stuzzicare” di qualche tempo fa si era già “sbottonato” sul Salotto Locarno seppur con solo qualche riga: locale “modaiolo” per trascorrere le ore dell’Happy Hour tra aria “da Orient Express” e accattivanti cocktail. Così dicevamo…
E’ però giunto il momento di dedicare a questo locale un post tutto suo!
Il Salotto Locarno è proprio il classico esempio riuscito di valorizzazione di gemme architettoniche nascoste di Roma. La gemma è incastonata giusto al piano terra dell’Hotel Locarno, una “casa per ospiti” – come amano definirsi – che fa da spalla a piazza del Popolo dal 1925. L’hotel Locarno - senza escludere l’omonimo Salotto che ne occupa la hall – è al tempo stesso un esempio di raffinatezza, un richiamo artistico, un viaggio virtuale negli anni ’20. E basta accomodarsi qualche ora nel Salotto per ritrovare tutto questo. Grossa parte la fanno gli arredi e l’atmosfera della sala: divani a pareti separati in nicchie, tavolini, sedie, poltroncine, specchi e oggettistica di inizio secolo uniti ad ambiente “da luci soffuse” intiepidito da un camino d’epoca e tappeti a terra. Quando ci si accomoda in sala – specie nei momenti di basso “traffico” – si ha quasi la sensazione di essere partiti per un viaggio su un ampio vagone treno d’epoca!
D’estate movimento e fermento si spostano nell’attiguo giardino con tavolini in ferro battuto e poltrone: un altro autentico tesoro. A dire il vero anche in questo periodo lo spazio è ben sfruttato grazie alla presenza di lampade che scaldano le temperature.
E veniamo all’offerta: riesce ad essere all’altezza del posto? A nostro giudizio non delude. Servono sfiziosi cocktail alcolici e non più buone etichette di vini bianchi e rossi, e per chi vuole classici soft drink. Il tutto accompagnato con piatti di stuzzichini finger food provenienti dal vicino ristorante la Scena. Degni di citazione i frittini vegetali e i mini hamburgher dal pane morbido e carne dal gusto deciso. Tutto questo accade dalle 19:00 in poi. Se capitate prima – nel pomeriggio - vi imbatterete in una deliziosa tavola imbandita (con dolci e torte di vario tipo) a centro sala per l’ora del the. Interessante - e a tratti orginale – la selezione dei the (verde, nero e bianco) aromatizzati e non e degli infusi alla carta, come pure le porcellane in cui li servono. Nostri preferiti: il the verde Chai con cardamomo, cannella, zenzero, chiodi di garofano e il Bouquet di Provenza, un the nero con fiori di lavanda, rosa e bergamotto.
Quello che non riesce a rimanere all’altezza del posto secondo noi è il servizio. Non tanto per la forma quanto per la sostanza. Ne siamo rimasti ogni volta delusi: spesso impersonale, frettoloso e impreciso. Nell’ultimo aperitivo trascorso al Locarno abbiamo atteso invano il piatto del Finger Food promesso e mai arrivato. E tutto solo perchè abbiamo preso un aperitivo – fuori schema – mezz’ora prima delle 19:00! Speriamo faccia presto passi avanti e si metta almeno al pari del posto.
E’ ormai qualche anno che i “riflettori” dell’aperitivo romano puntano qui, specie nei giorni dedicati: il giovedì e la domenica. L’affollamento è salito e non è più passato, sia in inverno sia in estate. Non possiamo che augurarci che “l’aria Locarno” si preservi il più a lungo possibile e che resista a manovre commerciali che ambiscono ad aumentarne ancor più – se possibile – la popolarità a discapito della vivibilità delle serate.
E ora qualche foto, scusandoci per la bassa qualità dovuta alle luci soffuse del locale.

Le nostre pagelle:

  • Ospitalità 5
  • Ambiente 8,5
  • Mescita 7,5
  • Cibo 6,5

Prezzo:

  • Aperitivo: cocktail fino a 13€
  • The: 8€ (10€ con buffet dei dolci)

In breve:
♥ Viaggio negli anni ’20: conduce Locarno!

Informazioni pratiche:
Sito web: http://www.hotellocarno.it/
Indirizzo: via della Penna 22, 00186 Roma (come arrivare)
Tel. 06.3610841, 392.9100560

* Immagini realizzate da Tavole Romane, pubblicate sotto una Licenza Creative Commons

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Pasticceria Paolocci – un angolo di dolcezza in zona Ottavia

Via della Lucchina Ottavia

Come anticipa il titolo dell’articolo è in una delle vie di Ottavia che apre bottega ogni giorno la Pasticceria Paolocci, proprio a ridosso del GRA: non siamo fuori anello per qualche centinaio di metri! 
Un’autentica realtà di quartiere che serve con solerzia una clientela perlopiù abituale e di zona.
Siamo arrivati davanti all’ingresso di questa pasticceria con un genuino passaparola dal nostro amico Stefano: “Dovete assolutamente passare, qui in zona è un’istituzione! Portate via qualche dolce di stagione e dei mignon alla frutta…e capirete!”.
A dire il vero ci eravamo già incuriositi nell’osservare e assaggiare un’originale torta di compleanno (dedicata alla nostra “little princess” Siria!) dalle forme e dai colori “american-fashion”,  ma dai sapori squisitamente italiani (soffice pan di spagna farcito con morbide creme gialle e nere).

Il locale si esaurisce tutto in un unico piccolo ambiente, occupato da un bancone ad “L” – che parte alla sinistra dell’ingresso – e da diversi frigoriferi in fila sulla destra (entrando) colmi di golose produzioni. Gli arredi sono semplici, i toni delle pareti rosa acceso e bianchi interrotti qui e lì da scaffali con scatole di cioccolatini. Una piccola porta dietro il bancone lascia intuire un laboratorio sul retro.
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San Valentino a modo nostro – 10 “grandi assenti” che amiamo!

Bisogna ammetterlo: tra le Tavole raccontate nel blog mancano diversi “nomi illustri” che tante nostre serate hanno allietato. Come sa chi ci segue, il blog include per filosofia solo locali provati e consigliati: capita così che le assenze possano essere interpretate come giudizi negativi. Approfittiamo dunque del giorno dedicato agli innamorati per citare alcuni ristoranti (di cui non abbiamo ancora scritto) che sono nei nostri cuori! Qualche nome figura già tra le vostre “Segnalazioni“.
Sono ristoranti dal costo medio-alto (sempre entro i 100€) suddivisi in due fasce di prezzo e riportati in ordine alfabetico. A chi invece è in cerca di un pasto più economico suggeriamo di sbirciare tra i locali con Q/P ottima o nella nostra recente panoramica sulle Trattorie.

Riportiamo poco più di una lista perchè pensieri e parole poco aggiungerebbero ai tanti articoli che si scorgono nel web e a quanto scritto dalle guide cartacee tradizionali. Rimandiamo – per ciascun locale – ai post scritti da blogger che seguiamo abitualmente e che abbiamo selezionato per voi. Per i ristoranti di fascia più alta troverete anche  il giudizio sintetico espresso da alcune guide.
Non perdeteci di vista però! Col tempo sicuramente ne scriveremo anche noi…

da 50€ a 100€

1) All’Oro – Parioli, cucina creativa, chef Riccardo Di Giacinto
Senza Panna, AdG (Stefano Caffarri), Passione Gourmet
Michelin: 1 stella, Gambero Rosso R0ma 2010/2011: 80, L’Espresso 2011: 15, Roma nel Piatto 2011: 7+


2) L’Arcangelo
(sito web non disponibile) – Prati, cucina romana rivisitata, chef Arcangelo Dandini
Luciano Pignataro, Katie Parla, Dissapore
Gambero Rosso R0ma 2010/2011: 80, L’Espresso 2011: 15, Roma nel Piatto 2011: 8-

 

3) Glass Hostaria - Trastevere, cucina creativa, chef Cristina Bowerman
AdG (Stefano Caffarri), Passione Gourmet, Senza Panna
Michelin: 1 stella, Gambero Rosso R0ma 2010/2011: 81, L’Espresso 2011: 15, Roma nel Piatto 2011: 8

 

4) Roscioli - Centro Storico, cucina tradizionale e creativa
Spigoloso, Passione Gourmet, Rossella di Ma che ti sei mangiato?
Gambero Rosso R0ma 2010/2011: 3 bottiglie (wine bar), Roma nel Piatto 2011: 7+

 
5) Settembrini - Prati/Mazzini, cucina creativa, chef Luigi Nastri
Dissapore, Papero Giallo, Puntarella Rossa
Gambero Rosso R0ma 2010/2011: 81, Roma nel Piatto 2011: 8-

 

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da 35€ fino a 50€

6) Antica Osteria L’Incannucciata - Cassia/Giustiniana, cucina tradizionale rivisitata, chef Dino de Bellis
Percorsi Di VinoScatti di Gusto, Italian Linguini

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7) Armando al Pantheon - Centro Storico, cucina romana, chef Claudio Gargioli
Il Marziano di Scatti, Porzioni Cremona

 

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8 ) Felice a Testaccio - Testaccio, cucina romana
Luciano Pignataro, Stefano “Manzotin”, Papero Giallo

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9) La Gensola - Trastevere, cucina di pesce siciliana
Puntarella Rossa, Corriere Roma

 

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10) Trattoria Monti (sito web non disponibile) – Monti, cucina marchigiana
Luciano Pignataro, Passione Gourmet

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* Immagini tratte da Internet e ritenute di pubblico dominio. Segnalateci eventuali vincoli di copyright e provvederemo prontamente alla rimozione.

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Il Margutta RistorArte – brunch vegetariano *Aggiornamento*

Brunch via Marghutta Roma

Aggiornamento del precedente articolo che consigliamo di leggere per una vista d’insieme su questa Tavola e per le informazioni pratiche.

Complice il ritrovo a Roma di cari parenti trascorriamo il sabato (ora pranzo) al RistorArte di via Margutta. Era qualche tempo che non tornavamo…

Cosa c’è di nuovo?

Sarà che era un po’ che non indugiavamo qui nelle ore del brunch, sarà che di solito veniamo la domenica, vero è che abbiamo trovato cambiate le “usanze” del brunch del sabato. Quelle della domenica sono rimaste invariate, abbiamo chiesto: 25€ per buffet free salato e dolce, vino escluso.
Dunque, al sabato niente più buffet libero al costo di 15€: la formula prevede - per lo stesso prezzo - una zuppa, un piatto misto (colmo a piacere!) con pietanze a scelta dalle isole del salato, una porzione “dolce” dai ripiani di torte e affini, succhi e caffè americano. C’è da dire che non abbiamo notato grossi controlli sul rispetto della formula: si vedono girare anche piatti con più di una porzione di dolci senza apparenti “scompensi” o “richiami” da parte del servizio. C’è da dire, ancora, che nonostante il ridimensionamento della formula si esce “sazi” a piacere! Qualità e varietà del cibo ci sono sembrate inalterate.
Quello che continua a cambiare sono le installazioni artistiche che variano nel tempo secondo i calendari espositivi del RistorArte, a cui va un plauso per il costante impegno nella promozione e valorizzazione di artisti contemporanei. In questo periodo “Angeli Nudi” di Contesini, ma tra poco sarà tempo d’altro.
E ora un collage di foto “dolce, salato…a regola d’arte”!

Pagelle e prezzo:

Per consultarli seguite questo link al precedente articolo. Nessuna variazione a seguito dell’ultima visita.

Immagini realizzate da Tavole Romane, pubblicate sotto una Licenza Creative Commons

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Pupina – il Mediterraneo in un piatto solo

Il Ristorante Pupina se ne sta nascosto da tempo in una delle vie che da piazza Cavour si srotolano in Prati e che contribuiscono a formare quel reticolo di strade parallele e perpendicolari che caratterizzano il quartiere.
Il locale è grazioso e curato e ha un solo ingresso a vetri su strada. Un unico ambiente – di forma rettangolare e con alti soffitti – ospita circa 30 coperti, a nostro avviso eccessivamente ravvicinati. Sul fondo un piccolo bancone e uno scaffale con macchina del caffè e bottiglie di vino a vista. I toni e i colori dell’ambiente vanno dal bianco al grigio passando per un caldo rosso ciliegia: pavimenti in parquet “bianco-metallico”, tavolini in vetro con gambe in legno dipinte di grigio, sedie e lampadari bianchi, pareti che nascono grigie (a richiamar i tavoli) e dopo un metro circa ricordano la neve. Il rosso si intromette invece nei cuscini delle sedie, nelle cornici degli specchi a parete e nelle simpatiche tovagliette “sottovetro” sulla superficie dei tavolini. Due lavagne a muro – una a destra e una a sinistra – recitano i piatti del giorno. Tutto appare in ordine: si respira un’aria informale e rilassata.
L’offerta – all’insegna di sapori e profumi mediterranei – è caratterizzata dai piatti unici: carni o portate vegetariane con contorni verdi e di ortaggi. Preparano anche primi e alla carta sono disponibili sfiziose insalate condite con svariati ingredienti. Nella nostra sosta abbiamo pescato tra i protagonisti del giorno: una bruschetta pomodoro e basilico – per iniziare – dal pane fragrante, saporite pennette con zucchine, speck e pomodorini, piatti unici di tagliata di manzo e bocconcini di pollo al limone (carni cotte al punto giusto) entrambi accompagnati da insalatina verde con salsa di senape e croccanti patate arrosto al rosmarino. Destavano curiosità – tra i piatti del giorno – anche la crema di zucchine servita con crostini, gli gnocchetti fatti in casa con pesto di pomodorini secchi e il piatto unico con gattò di patate: facevano capolino dai tavolini vicini e avevano un ottimo aspetto. Disponibile alla carta anche qualche dessert che però non abbiamo provato. Con il caffè offrono un biscottino al burro.
Il servizio in sala è cortese, rapido e riesce a mettere subito a proprio agio. Certo abbiamo sostato di sabato a pranzo - quando il quartiere praticamente si svuota – e i coperti occupati erano circa metà: andrebbe sperimentato anche a sala piena.
Ci siamo stati solo una volta, ma è bastata per un giudizio positivo. Intendiamoci non parliamo di un’offerta fuori dal comune, ma in un quartiere come Prati – pieno di locali tutti uguali e tutti orientati a sfamare i tanti professionisti che qui lavorano – l’ambiente, la freschezza delle materie prime, l’interessante  risultato delle preparazioni ne fanno un indirizzo valido per una sosta di qualità a pranzo o a cena.
Un ringraziamento finale al nostro amico Pier – estimatore di Pupina – che ce lo ha consigliato e fatto conoscere e un saluto speciale a un ospite d’eccezione (noto a tutti in zona) che ci ha allietato la sosta con la sua “chiacchiera”.

Le nostre pagelle:

  • Ospitalità 7
  • Ambiente 6,5
  • Mescita 6
  • Cibo 6,5
    • Antipasti 6
    • Primi 6,5
    • Secondi 7 
    • Contorni 6,5
    • Dessert non provato
    • Pane 6

Prezzo:

  • Pasto: 20€

In breve:
♥ Piatto unico che passione!

Informazioni pratiche:
Sito web: http://www.pupina.it/
Indirizzo: via Marianna Dionigi 37, 00193 Roma (come arrivare)
Orario: aperto a pranzo e a cena (chiuso la domenica)
Tel. 06.3223338

* Immagini realizzate da Tavole Romane, pubblicate sotto una Licenza Creative Commons 

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Trattorie: una specie in via d’estinzione? Noi abbiamo fatto un giro per Roma…

Articolo da cui è stato tratto – con qualche rivisitazione - il post pubblicato su Dissapore Le migliori trattorie di Roma? La discussione è ufficialmente aperta. Contribuite anche voi alla discussione!

Gastrofanatici, gastrofighetti et similia udite udite: questo è un articolo che va alla ricerca dello “spendo poco e mangio tanto e bene”. La lettura potrebbe causare rottura di tastiere o melafonini ed altri effetti collaterali, si consiglia di astenersi! 

Vado fuori a cena: avrei proprio voglia di mangiare qualche buon piatto romano, genuino e di qualità. In un posto informale, dal clima disteso e familiare. Possibilmente uno di quelli in cui non ti spennano e servono porzioni generose…non vorrei cercare nel piatto col binocolo!
Insomma avrei giusto voglia di cenare in una buona TRATTORIA!
Suggerimenti? Ma per favore non solo i soliti e noti indirizzi…”

Tante volte ci siamo sentiti riproporre questa domanda da amici e conoscenti e quasi certamente non è nuova neanche per voi che leggete. Si scorgono interrogativi analoghi pure qui e lì su Dissapore e dintorni. Complici anche alcuni commenti in tema a recenti post su Dissapore, eccoci a dire la nostra su quanto si scorge nel panorama romano.

Le Trattorie nel senso più stretto del termine e che coniugano quindi abbondanza delle porzioni, qualità dei piatti, cucina locale, ambiente semplice e costi contenuti paiono ormai “mosche bianche”.  Gli antichi e tradizionali indirizzi sulle scene da decenni hanno iniziato in molti casi un inesorabile percorso di lievitazione dei prezzi, di rimpicciolimento delle porzioni o ancora di eccessivo ammodernamento dei locali. Le nuove aperture che si ispirano (almeno nelle intenzioni) al concetto di Trattoria sempre più spesso si perdono per strada nell’inseguire stonate rivisitazioni dell’offerta e dell’ambiente, più orientate a un turista mordi e fuggi.

Ma che succede? E’ davvero così difficile far vivere le Trattorie? Sarà più questione di passione o di guadagni? Noi non ne siamo ancora venuti a capo…

Nel frattempo usiamo come bussola il nostro elenco di “sopravvissuti” in cui gira anche qualche vero prezzo da Trattoria (20-25€ a testa). Tutti comunque entro i 40€ per un pasto medio*.  
In questa selezione non troverete la Trattoria probabilmente più rinomata e apprezzata di Roma: Felice a Testaccio (35€). La sua storia lo colloca “fuori lista”: meriterebbe un nuovo post tutto suo! Intanto vi rimandiamo al tributo scritto da Dissapore alla scomparsa del mito Felice Trivelloni.

TRATTORIA NELL’ANIMA: sono i locali di quartiere che aprono bottega da anni e portano in tavola ogni giorno la romanità pura e semplice come il calendario settimanale insegna (giovedì gnocchi, venerdì pesce, …). 1) Zampagna all’Ostiense (20€) continua a proporre nel tempo, anche con la gestione rinnovata da più di un anno, una ristretta selezione di autentici piatti romani, 2) Osteria con Cucina Francesco Angelini (20€) a Tor Pignattara passa a menu quello che offre la spesa del giorno, in atmosfera “casalinga”, 3) Sora Margherita (35€) al Ghetto, aperto di sera solo nel weekend, fonde da decenni la cucina ebraica e la tradizione romana, 4) Tanto pe’ Magna’ a Garbatella (25€) conserva nel tempo l’attaccamento alla cucina della Capitale con la medesima conduzione familiare. 

DA GRANDE VOGLIO FARE LA TRATTORIA: qui parliamo di aperture più “giovani” che tentano di perpetuare in cucina la verace tradizione romana e di interpretarne al meglio i motti. 5) Flavio al Velavevodetto (35€) a Testaccio di cui tanto già si è “detto”, 6) Il Gentiluovo (30€) al Fleming un laboratorio di pasta fresca con tavoli dove si compra e si mangia, 7) Osteria di Monteverde (25€) sulle scene romane da pochi mesi ma già promette bene.

TRATTORIA CREATIVA: qui romanità e innovazione si mescolano e nascono interessanti rivisitazioni. 8 ) Il Quinto Quarto (35€) a Ponte Milvio cirioleria a pranzo e cucina a base di prodotti laziali la sera (una fama costruita sulla carbonara!), 9) Osteria del Giuda Ballerino (40€) al Tuscolano volto informale dell’omonimo ristorante nuovo di “stella”. E chiudiamo spostandoci di qualche kilometro a Grottaferrata: 10) L’Oste della Bon’ora (35€), piatti dedicati a Roma e al territorio e qualche equilibrata eccezione di originalità.

E voi prevedete un futuro più roseo per le Trattorie? Quali sono i vostri “sopravvissuti”?

* i prezzi – arrotondati ai 5€ – sono indicativi e includono un pasto medio completo (pane, primo, secondo, dolce, acqua e caffè) vini esclusi.

Immagini tratte da New York Times (via Dissapore)

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Pizza al taglio a Roma: un circuito da non perdere

Abbiamo avuto l’onore e il piacere di scrivere un post tutto dedicato alla pizza al taglio romana su NileGuide, rinomato sito dedicato ai viaggiatori che copre quasi tutte le aree turistiche mondiali. Grazie ad Erica per l’invito! 
Immergetevi in questo “circuito della pizza” nella versione in inglese A Slice of Rome: Pizza al Taglio o qui sotto in quella in italiano…

Se è vero che quando si parla di pizza tonda si pensa a Napoli, è altrettanto vero che quando si pensa alla pizza a taglio si parla di Roma!
Cibo da strada romano “mordi e fuggi” per eccellenza…
Una delle vere anime gastronomiche della Capitale…
Scacciapensieri incontrastato che tanti pranzi e cene risolve…
…questi sono i ruoli “da protagonista” che negli anni – anzi decenni – la pizza a taglio interpreta a Roma.

E pensare che sono più di 1.500 i posti che ogni giorno in territorio romano realizzano pizza a taglio, in modo più o meno riuscito. Alla teglia o alla pala, con lievito  madre o “parenti”, con materie prime tradizionali o bio,  semplici o con combinazioni creative di ingredienti. Per non parlare delle farine. Insomma ogni locale – forno, tavola calda, punto kebab  o pura pizzeria all’italiana che sia – crea la pizza a taglio alla propria maniera. Ciò che li accomuna è la formula “a peso” con cui è venduta.
Seguiteci dunque in questo nostro breve  e selezionato itinerario romano alla scoperta di qualche “maniera”. Per ogni indirizzo riportiamo alcuni dei prodotti che preferiamo.

Si parte da molto lontano (in alcuni casi da fine 1800!) con i tradizionali forni: qui la pizza è classica bianca o rossa e profuma di pane da decenni. In centro storico al 1) Forno di Campo de’ Fiori e all’2) Antico Forno Roscioli. Segue in zona nord a Ponte Milvio 3) Il Gianfornaio.  

Si prosegue con i radicati e genuini indirizzi di quartiere rimasti una certezza negli anni:  4) Angelo e Simonetta (Iezzi) a Nomentana campioni incontrastati della pizza negli anni ’90 e che hanno saputo nel tempo preservare sia il livello di qualità e fragranza della pasta sia le eclettiche combinazioni di ingredienti (due pizze su tutte la margherita con bufala fresca e la versione crema di zucca, provola e pancetta); 5) Pizzeria Italia a Piazza Fiume (Corso d’Italia 103) a firma Amicone, per una sosta tutta “margherita tradizionale” con mozzarella perfettamente fusa; 6) Pizza Luigi in zona Ostiense con i suoi 50 tipi di pizze tra cui spiccano, oltre alle tradizionali, la bianca prosciutto e fichi e la dolce con nutella e pinoli.

Si fa poi un insolito passaggio in un indirizzo “franchising” 7) Alice Pizza Point: 7 sedi tra cui una nel centro commerciale di Porta di Roma, che riescono a tirar fuori da un’offerta in serie un prodotto di qualità per impasto e ingredienti (spiccano le combinazioni verdure e formaggi).

Si chiude il giro con gli arrivi degli ultimi anni sul palcoscenico romano: 8 ) Pizza Zazà in pieno centro storico a piazza Sant’Eustachio (vicino al caffè probabilmente più famoso di Roma) con lievitazione lunga e ingredienti freschi e biologici; 9) 00100 a Testaccio per una pizza dai sapori “forti” e per gli originali trapizzini  – triangoli di pizza bianca – farciti a scelta con condimenti romani (superbi con sugo di coda o polpette!); e infine non poteva mancare nel nostro circuito il “Michelangelo dei pizzaioli” (Vogue) Gabriele Bonci, personaggio esuberante ed emblema della romanità, con il suo 10) Pizzarium vicino alla fermata Cipro-Musei Vaticani della Metro A. Tanto se n’è detto e scritto (recentemente soprattutto per i suoi corsi su pane e pizza da Tricolore) ma più di ogni cosa “parla” la sua pizza, all’insegna  del lievito madre e di prodotti laziali di qualità abbinati in modo creativo, nella piccola bottega che dopo la ristrutturazione riaprirà a breve.

E ora fate il vostro giro “a taglio” e diteci la vostra!

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