Metamorfosi – la rivoluzione dei sensi

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La serata trascorsa da Metamorfosi è stata una serata di domande.

La prima. “Come può un posto così – si un posto così – non aver ricevuto nell’ultima “incoronazione” la stella Michelin?” Ecco, anche a distanza di qualche giorno da quella sera non abbiamo trovato una spiegazione che ci convincesse. L’unica parvenza di risposta semi-persuasiva è che “…è solo questione di tempo…

La seconda. “Ma perché abbiamo aspettato fino ad ora per mangiare qui? Perché non siamo venuti prima?” Ah si, altra bella domanda. E anche qui non abbiamo reperito una risposta plausibile. Un po’ fuorimano, e poi ne parlavano già in tanti (inflazionato prima ancora di nascere!), e comunque overbudget e quei pochi “stellati” che ci si può permettere vanno scelti col lanternino (si dice da queste parti). Vabbè tutte scuse, imperdonabile perdita di tempo.

La terza. “Nel quartiere Parioli. Perché ha aperto proprio qui?!” (e sembra il gioco dei perché!). Beh ci sta che non abbia aperto proprio a Piazza Navona e dintorni, evviva la valorizzazione dei quartieri fuori centro storico. Certo perché proprio Parioli lo ignoriamo. Facciamola facile, sarà solo che qui i soldi girano più facilmente e magari hanno anche trovato i locali più adatti per valorizzare il progetto gastronomico.

La quarta. “Può un posto essere al tempo stesso sofisticato e informale, international e radicato nella realtà locale, “caldo” e “freddo”?” Sulla carta un’impresa, nella pratica qui ti viene il dubbio che sia possibile.

La quinta. “Come possono mai convivere angoli di mondo così diversi, in cucina poi?! O meglio, convivere si – senza dubbio – è fattibile, ma fondersi fino a far sbiadire i bordi?” Certo qualcuno ora si chiede quali siano gli angoli di mondo di Metamorfosi. Le origini colombiane dello chef Roy Caceres, l’animo scandinavo del sous-chef John Regefalk (su il nome vi dice qualcosa, ricordate… ci ha omaggiato di un interessante guest post qualche tempo fa!), la cornice tutta romana, la provenienza in gran parte abruzzese delle materie (d’altronde un pezzo del progetto Metamorfosi è lì con la tenuta che tutto produce), lo sfondo più ampio all Italian,  i gusti nostrani e stranieri che accoglie e accontenta. Ecco, qui la risposta l’abbiamo trovata: è affermativa, è superlativa. E allora ti chiedi quale sia il segreto. Forse – anzi sicuramente – la chiave è nella filosofia che permea l’animo di Roy e quello di chi lo segue: “ In fondo sono le materie a dire tutto, sono le materie a fare la differenza. La tecnica deve solo servire ad esaltarle” [cit. Roy Caceres].

A fine serata, la nostra “via d’uscita”  alle domande.

Metamorfosi non ha ancora il sommo riconoscimento gastronomico ma è come se lo avesse.
Metamorfosi è una dimensione culinaria imperdibile.
Metamorfosi lo raggiungi, ovunque si trovi.
Metamorfosi è stile.
Metamorfosi è genio.

E così il voler rendere “qualcosa di sorprendente con l’atteso” di Metamorfosi diviene emozioni che riempiono la serata.

Dopodiché ogni nostro commento ulteriore sarebbe superfluo. Le foto diranno il resto e stavolta sono pure più decenti del solito!  Una postilla d’obbligo però: una volta lì potete decidere di imbarcarvi nella carta o in uno dei due menu degustazione, I Classici da 5 portate a 70 euro o Assaporando di 8 (a sorpresa) da 90. Noi non abbiamo avuto dubbi: per fare subito una schietta conoscenza, Assaporando! E ancora – in chiusura – un’ultima e doverosa citazione per il sommelier Paolo Abballe. Le scelte suggerite alla mescita e i suoi modi hanno contribuito a innalzare il livello della serata. Il resto del servizio ci è parso ancora distante.

E ora menu.

Sfoglie di benvenuto, pagnottina al farro e mousse all’olio extra vergine d’oliva, mix di pane bianco, ai cereali, capperi e limone.

Appetizer (a base di salmone marinato) e primo Antipasto con capasanta e radicchio.

Mont blanc di foie gras.

Uovo 65° carbonara.

Spaghetti con polvere di cozze, ostriche disidratate e salsa prezzemolo.

Risotto in pacchetto (zafferano e chinotto).

Ravioli con Blu del Monviso, rapa rossa e tartufo.

“Black-alà”: baccalà con patate nere, levistico (detto anche sedano di monte) ed essenza di finocchio.

Piccione morbido e croccante (gel-agro ai lamponi e fiocchi di mais).

Pre-dessert (ancora a base di Blu del Monviso) e “albero” della Petit Pâtisserie.

Ricotta soffice, limone, pera e salvia.

Le nostre pagelle:

  • Ospitalità 7,5
  • Ambiente 9
  • Mescita 8,5
  • Cibo 8,5
    • Antipasti 8
    • Primi 9
    • Secondi 8
    • Dessert 7,5
    • Pane 9

Prezzo:

  • Pasto: 70-100€ (menu degustazione di 5 portate a 70€, 8 portate a 90€)

In breve:
♥ Che la trasformazione abbia inizio!

Informazioni pratiche:
Sito web: http://metamorfosiroma.it/
Indirizzo: via Giovanni Antonelli 30, 00197  Roma (come arrivare)
Orario:  chiuso sabato a pranzo e domenica
Tel. 06.8076839

* Immagini realizzate da Tavole Romane, pubblicate sotto una Licenza Creative Commons
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7 thoughts on “Metamorfosi – la rivoluzione dei sensi

  1. @hande fa piacere anche a noi e non è l’unico caso, no?

    @Lorenzo mitico!!! lo sai che la prima volta che abbiamo sentito parlare della nuova avventure di Roy con Metamorfosi è stato da te su fb?! Forse non aveva ancora aperto…

    @Nathalie …di trovare qui Metamorfosi o di vedere foto decenti? ;-) Il tuo giudizio? Ci sei stata 2/3 giorni prima di noi se ricordiamo bene quando hai postato le tue bellissime foto.

    E grazie anche ai tanti che hanno condiviso il post!

  2. Pingback: “Metti un sabato mattina con i capolavori di Roy Caceres e Galleria Borghese”: i tratti di un’esperienza! « Tavole Romane

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