Glass Hostaria a Trastevere – che si alzi il Sipario!

Articolo da cui è stato tratto il post pubblicato su Dissapore “Glass Hostaria di Roma: i motivi del perché sono pazzo di te“.

Sarebbe facile, troppo facile (per non dire banale) scrivere – anzi non scrivere – di Glass cose del tipo: “nulla si può aggiungere a quanto è stato già detto da esperti del settore e non, da fonti autorevoli e amatoriali, da “palati” più o meno gourmet, ecc. ecc. ecc.

E così anche se è complicato a piacere, più che mai per chi come noi non ha nelle papille e nello spirito gli strumenti del mestiere ma solo una penna con miscela “pathos-passione” per inchiostro, ti dici che dopo una serata a 5 stelle delle righe gliele devi. Perché altro si può aggiungere, caspita se si può aggiungere. Specie se peschi nel bagaglio emozionale che ti lascia qualche ora qui.

Vediamo cosa esce dunque dal nostro di bagaglio, quello riempito in una sera di inizio agosto.

Continua a leggere

La Guida de Noantri sulla pizza romana

Articolo da cui è stato tratto il post pubblicato su Dissapore La “Guida Michelin” della pizza romana

Ci sono gli amanti della pizza napoletana e ci sono gli amanti della pizza romana.
Tipicamente i primi sbeffeggiano i secondi in modo più o meno irriverente:
I veri cultori della pizza neanche la vedono quella romana” dicono…
A dirla tutta considerano la pizza napoletana una filosofia di vita e quella romana un momento di vita a tavola da prendere con filosofia!

Ma questo è il momento di gloria della pizza romana! Quel disco di pasta sottile sottile sottile che ce ne vorrebbero 10 uno sopra l’altro per ottenere l’altezza del bordo di una napoletana. Eppure chi se ne intende sa che non è questione di spessore: sono impasto, ingredienti e lavorazione a metterci lo zampino. Agli esperti dunque il compito di illuminarci su materie e procedimenti, noi da appassionati che salivano – oltretutto – anche per la pizza romana ci limitiamo a passare in rassegna un giro di indirizzi a nostro giudizio immancabili in una guida sul genere.
Un po’ per storia, un po’ per vocazione sono quasi sempre indirizzi economici dall’aria informale che ben si addicono al “’Nnamose a fà ‘na pizza e ‘na biretta veloce!”, indirizzi che col tempo (chi più chi meno) pur rimanendo fedeli ai canonici gusti nazional-popolari (margherita, marinara, napoli, capricciosa…per intenderci) hanno saputo infoltire il menu con giri di pasta più fantasiosi (fiori e alici, vegetariana e ortolana, versioni provola…anche qui giusto per intenderci!).

Primo giro con la nostra consueta lista dei 10, ma urge il vostro aiuto per rinforzarla.
Pronti, partenza…via!

Continua a leggere

Botteghe di quartiere: naturale passaggio di testimone o evoluzione della specie?

Articolo da cui è stato tratto il post pubblicato su Dissapore Botteghe | Che futuro per un’istituzione profondamente romana?

Bottega di quartiere, negozio sotto casa, alimentari di fiducia: come la metti la metti affiora alla mente una istantanea in bianco e nero che ritrae un uomo dalla faccia “accogliente” vestito con camice bianco, taschino sul petto pieno di bic e cappellino sul capo con qualche marchio di salumi su stampato. Se ne sta fiero dietro un bancone pieno di fresche prelibatezze, tutto intento a servire i clienti e a raccontar loro storie.
Poi però distogli la mente da questo immaginario e ti rendi conto che il passare degli anni ha scattato tante foto a colori con altrettanti protagonisti: botteghe che hanno abbassato le saracinesche, botteghe che hanno cambiato padrone e prodotti a scaffale, botteghe che scelgono di rimanere stoicamente fedeli a quell’istantanea e boutique (ops!) botteghe che si rinnovano nel look e nelle formule…

Ma dove andranno mai queste botteghe? Era inevitabile che le foto diventassero a colori o sta prevalendo un progressivo darwinismo che privilegia il modaiolo senso del “gourmet”?
Nell’attesa di scoprirne il destino  e di leggere come lo immaginate, cominciamo a mettere da parte qualche indirizzo targato Roma da custodire.

Continua a leggere

Trattorie: una specie in via d’estinzione? Noi abbiamo fatto un giro per Roma…

Articolo da cui è stato tratto – con qualche rivisitazione - il post pubblicato su Dissapore Le migliori trattorie di Roma? La discussione è ufficialmente aperta. Contribuite anche voi alla discussione!

Gastrofanatici, gastrofighetti et similia udite udite: questo è un articolo che va alla ricerca dello “spendo poco e mangio tanto e bene”. La lettura potrebbe causare rottura di tastiere o melafonini ed altri effetti collaterali, si consiglia di astenersi! 

Vado fuori a cena: avrei proprio voglia di mangiare qualche buon piatto romano, genuino e di qualità. In un posto informale, dal clima disteso e familiare. Possibilmente uno di quelli in cui non ti spennano e servono porzioni generose…non vorrei cercare nel piatto col binocolo!
Insomma avrei giusto voglia di cenare in una buona TRATTORIA!
Suggerimenti? Ma per favore non solo i soliti e noti indirizzi…”

Tante volte ci siamo sentiti riproporre questa domanda da amici e conoscenti e quasi certamente non è nuova neanche per voi che leggete. Si scorgono interrogativi analoghi pure qui e lì su Dissapore e dintorni. Complici anche alcuni commenti in tema a recenti post su Dissapore, eccoci a dire la nostra su quanto si scorge nel panorama romano.

Le Trattorie nel senso più stretto del termine e che coniugano quindi abbondanza delle porzioni, qualità dei piatti, cucina locale, ambiente semplice e costi contenuti paiono ormai “mosche bianche”.  Gli antichi e tradizionali indirizzi sulle scene da decenni hanno iniziato in molti casi un inesorabile percorso di lievitazione dei prezzi, di rimpicciolimento delle porzioni o ancora di eccessivo ammodernamento dei locali. Le nuove aperture che si ispirano (almeno nelle intenzioni) al concetto di Trattoria sempre più spesso si perdono per strada nell’inseguire stonate rivisitazioni dell’offerta e dell’ambiente, più orientate a un turista mordi e fuggi.

Ma che succede? E’ davvero così difficile far vivere le Trattorie? Sarà più questione di passione o di guadagni? Noi non ne siamo ancora venuti a capo…

Nel frattempo usiamo come bussola il nostro elenco di “sopravvissuti” in cui gira anche qualche vero prezzo da Trattoria (20-25€ a testa). Tutti comunque entro i 40€ per un pasto medio*.  
In questa selezione non troverete la Trattoria probabilmente più rinomata e apprezzata di Roma: Felice a Testaccio (35€). La sua storia lo colloca “fuori lista”: meriterebbe un nuovo post tutto suo! Intanto vi rimandiamo al tributo scritto da Dissapore alla scomparsa del mito Felice Trivelloni.

TRATTORIA NELL’ANIMA: sono i locali di quartiere che aprono bottega da anni e portano in tavola ogni giorno la romanità pura e semplice come il calendario settimanale insegna (giovedì gnocchi, venerdì pesce, …). 1) Zampagna all’Ostiense (20€) continua a proporre nel tempo, anche con la gestione rinnovata da più di un anno, una ristretta selezione di autentici piatti romani, 2) Osteria con Cucina Francesco Angelini (20€) a Tor Pignattara passa a menu quello che offre la spesa del giorno, in atmosfera “casalinga”, 3) Sora Margherita (35€) al Ghetto, aperto di sera solo nel weekend, fonde da decenni la cucina ebraica e la tradizione romana, 4) Tanto pe’ Magna’ a Garbatella (25€) conserva nel tempo l’attaccamento alla cucina della Capitale con la medesima conduzione familiare. 

DA GRANDE VOGLIO FARE LA TRATTORIA: qui parliamo di aperture più “giovani” che tentano di perpetuare in cucina la verace tradizione romana e di interpretarne al meglio i motti. 5) Flavio al Velavevodetto (35€) a Testaccio di cui tanto già si è “detto”, 6) Il Gentiluovo (30€) al Fleming un laboratorio di pasta fresca con tavoli dove si compra e si mangia, 7) Osteria di Monteverde (25€) sulle scene romane da pochi mesi ma già promette bene.

TRATTORIA CREATIVA: qui romanità e innovazione si mescolano e nascono interessanti rivisitazioni. 8 ) Il Quinto Quarto (35€) a Ponte Milvio cirioleria a pranzo e cucina a base di prodotti laziali la sera (una fama costruita sulla carbonara!), 9) Osteria del Giuda Ballerino (40€) al Tuscolano volto informale dell’omonimo ristorante nuovo di “stella”. E chiudiamo spostandoci di qualche kilometro a Grottaferrata: 10) L’Oste della Bon’ora (35€), piatti dedicati a Roma e al territorio e qualche equilibrata eccezione di originalità.

E voi prevedete un futuro più roseo per le Trattorie? Quali sono i vostri “sopravvissuti”?

* i prezzi – arrotondati ai 5€ – sono indicativi e includono un pasto medio completo (pane, primo, secondo, dolce, acqua e caffè) vini esclusi.

Immagini tratte da New York Times (via Dissapore)

Share

A quali indirizzi abitano i migliori dolci delle pasticcerie romane?

English version “Where to find the best cakes and pastries in Rome”

Articolo da cui è stato tratto – con qualche rivisitazione - il post pubblicato su Dissapore I 15 dolci migliori di Roma. Siamo onorati di esser stati chiamati in causa da questa eccellente testata web.
Aspettiamo i vostri preziosi commenti: se siamo arrivati qui è anche per merito di tutti voi e della vostra partecipazione!  

E’ risaputo: quando si parla di dolci la tradizione romana non spicca generalmente per  fama. E’ anzi diffusa la convinzione che  livelli di qualità discutibili vadano a braccetto con prezzi elevati.
Difficile non crederlo se si pensa alle “zuccherose personalità” che animano lo Stivale da Nord a Sud: per citare degli esempi  Milano con il panettone, Verona con il pandoro, Torino con il gianduiotto …e ancora Napoli con sfogliatelle e babà, Palermo con cassate  e cannoli. Nell’immaginario collettivo tutte surclassano Roma.

Eppure basta abbandonarsi a passeggiate di quartiere (poco importa se in centro o in periferia) ed ecco che si scrutano inconfondibili vetrine di pasticcerie a occupar lo spazio e invadere persino l’aria con i dirompenti odori che balzano fuori sui marciapiedi. Ma allora a quali degli oltre 600 indirizzi che si contano in città si nasconde la “Dolce Identità” di Roma? …perché una “Dolce Identità” Roma ce l’ha e va immancabilmente incontrata se si passa o si sta da queste parti.

“Sfidati” da Bernardi annotiamo i nostri 20 indirizzi giusti. Urgono però vostri commenti e suggerimenti per fare di questa lista un autentico e imperdibile Girone Romano dei Golosi.

Ecco allora i nomi – organizzati in categorie – delle pasticcerie romane “risolutive” e di alcune loro specialità. In questo giro nessuna pasticceria interamente dedita a dolci di altre regioni o internazionali:  se siete interessati e se Bernardi vorrà ancora chiamarci in causa è già pronta (si fa per dire!) la parte 2 dell’articolo…

via UrbanaBuongiorno Roma. Partiamo dai lieviti fragranti e profumati, semplici o ripieni, più o meno burrosi, che aiutano a ingranare la marcia al mattino o che tengono svegli a tarda sera (purtroppo non più oltre le 2:00 come ordinanza impone). Che direzione prendere? Monti dalla new entry Tricolore per il croissant solo burro in perfetto stile francese; Monteverde in via Jenner dalla Pasticceria Ghimenti per il classico cornetto semplice che ricorda le colazioni di una volta e dalla celebre Cristalli di Zucchero per il pain au chocolat o per il ripieno crema, mele e pistacchi; viale Libia da Romoli per i fagottini farciti, su tutti crema cioccolato e cocco (quando c’è). Non può mancare un riferimento tutto romano: il maritozzo con panna del Panificio Mosca in Prati.

GhettoPura Romanità. Qui si parla di antiche usanze, qui si parla di memorie ebraiche. Radici indiscusse di tante dolci creazioni – a base di ricotta, frutta secca, spezie, miele e marmellata – divenute nel tempo tradizione romana. I migliori? Boccione al Portico d’Ottavia (per i romani noto semplicemente come “il forno del Ghetto”):  crostate ricotta e cioccolato o ricotta e visciole che secondo noi non hanno eguali. E restando in tema kosher i biscotti de Il Mondo di Laura a Porta Portese, da pochi giorni anche nel punto vendita su via Tiburtina altezza piazzale delle Province.

pasticceria via dello StatutoTradizione in Bianco e Nero. I dolci di sempre, delle feste e del pranzo della domenica: alle creme e al cioccolato. Gli imperdibili? Cavalletti a Montesacro per il suo brevettato millefoglie; Sottocasa Sfizi Golosi vicino piazza Barberini per un tiramisu “di nicchia” o Pompi a Re di Roma per uno “popolare” e dalle fantasiose varianti; Andreotti in via Ostiense e Dolci Desideri a Monteverde Vecchio soprattutto per le creazioni crema e frutta; Regoli a due passi da piazza Vittorio per l’impareggiabile profiterole.

Dolci Visioni. Qui la tradizione cade nell’oblio, ora nelle preparazioni ora negli allestimenti di bottega. Ed ecco la rivoluzione delle forme, dei sapori, delle consistenze e delle combinazioni, ma anche degli spazi espositivi e degli arredi. Le tappe obbligate? Settembrini Caffè dietro Piazza Mazzini, Dacrì a Mostacciano e il già citato Cristalli di Zucchero per restare di stucco di fronte alle vetrine; Bocca di Dama a San Lorenzo e Dolce in via Savoia per ammirare quanto abilmente vecchie rimesse e officine siano state trasformate in seducenti pasticcerie che inebriano non solo per le loro creazioni.

Speciale Natale. Ci siamo quasi e non potevano mancare gli indirizzi per l’acquisto dei dolci natalizi. Il top? In zona Esquilino dal già menzionato Regoli (ci piace proprio!) e presso l’antico regno del pane (e non solo) Panella, più nel cuore di Trastevere da Valzani per gli evergreen romani come il Pangiallo e i Mostaccioli. Chiudiamo con l’indirizzo del Forno Farinando nel cuore di Testaccio per il Panettone con gocce di cioccolato, diventato già da diversi Natali un appuntamento fisso per noi e per gli amici.

Lungi da noi però ergerci a unici giudici. Diteci allora, quali sono a Roma Le direzioni da prendere? I  migliori? Gli imperdibili? Le tappe obbligate? Il top?

* Immagini realizzate da Tavole Romane, pubblicate sotto una Licenza Creative Commons

Share