Di Prelibato a Monteverde e altri panifici del cuore

prelibato_pic01wm

E’ recente – giusto di qualche mese fa – l’apertura di Prelibato nel cuore di Monteverde. Via di villa Pamphili, quasi angolo Quattro Venti: in un tratto di strada non certo animato, anzi. Bisogna farci caso insomma, o saperlo. Aiuta l’intercettazione lo stile della vetrina che interrompe la monotonia delle mura-palazzo bordo marciapiede. Ingresso tutto vetri e sobrio che proietta in un piccolo ambiente dominato dal banco espositore. A destra e a sinistra entrando qualche sgabello e ripiani poggia-spuntino. Sul retro, e si intravede chiaramente, la cucina/forno. La sensazione che si ha mettendo piede all’interno è che la sistemazione dello spazio sia ancora work in progress e forse è proprio così.
Lo stesso non si può certo dire delle preparazioni che riempono e nobilitano il bancone.

Continua a leggere

Streetfood @ Roma: i panini gourmet di Romeo e gli altri Top!

streetfood2014_collage1_wm

Metti insieme due autentiche “bombe”.
La prima: lo streetfood che straripa ormai in ogni dove tra consumatori accaniti (ovvio), “penne” del settore e naturalmente tra imprenditori, che intravedono chiare opportunità fisse e/o ruote-munite.
La seconda: il potere diffusivo dei social, che neanche si commenta più.

Ed ecco circa 1.000 votazioni in una settimana scarsa per il nostro contest a tema.
Per non parlare degli accessi curiosi al blog e il chiacchiericcio in commenti e messaggi.

Continua a leggere

#mammaroma “Giubbonari – Chiavari” (numero 3)

mammaroma3_forno

Delle volte, l’unica cosa di cui si ha veramente bisogno è il silenzio.
La pace.
Il fuggire da quel costante “bla, bla, bla” (cit.) che ci passa vicino.
Quel chiasso informe, fatto di voci costanti e confuse che, passando per la tua testa, ha la chiara pretesa di entrarti lentamente dentro. Confondendoti.
Delle volte, passeggiando per Campo dei Fiori, è questa la sensazione che ho provato. Di insofferenza manifesta verso quella calca che soffoca la bellezza del luogo. E che ti si appiccica addosso violentemente.

Continua a leggere

Romeo Chef&Baker – cosa riesce a fare un “incontro”

Un incontro? E chi si è ritrovato? …Romeo? E chi è Romeo?
Curiosi eh! Ecco ora tenteremo qualche risposta.

Romeo è esattamente il frutto di un fortunato ‘”incontro” tra quattro nomi brillanti della ristorazione capitolina: la chef Cristina Bowerman e Fabio Spada di Glass Hostaria e Bir&Fud e i fratelli Roscioli, Alessandro e Pierluigi, che da decenni (come famiglia tramanda) animano l’angolo Chiavari-Giubbonari con il forno e lo spazio winebar-deli-ristorante.  Sulla strada che ha condotto a questo “incontro” diverse le coincidenze, almeno a detta di Cristina e Fabio: il desiderio recondito  di voler dar vita a un progetto culinario nuovo e diverso – magari in compagnia dei Roscioli – si è incrociato ad un certo punto con la visita a dei papabili spazi da occupare, che guarda caso avevano già catturato l’attenzione di Alessandro e Pierluigi. Un segno! E poi quegli spazi, ari-guarda-caso, un tempo altro non erano che un’officina-laboratorio dell’Alfa Romeo. Sullo sfondo macchine dunque, proprio come era accaduto per gli altri locali a conduzione Bowerman-Spada. Un altro segno! Come ignorare dunque tutto questo?
Di lì l’incontro cercato, di lì Romeo che ha aperto i battenti in Prati – a due passi da Cola di Rienzo – giusto qualche giorno fa il 13 novembre.
Ecco così svelate anche le origini del nome…

Botteghe di quartiere: naturale passaggio di testimone o evoluzione della specie?

Articolo da cui è stato tratto il post pubblicato su Dissapore Botteghe | Che futuro per un’istituzione profondamente romana?

Bottega di quartiere, negozio sotto casa, alimentari di fiducia: come la metti la metti affiora alla mente una istantanea in bianco e nero che ritrae un uomo dalla faccia “accogliente” vestito con camice bianco, taschino sul petto pieno di bic e cappellino sul capo con qualche marchio di salumi su stampato. Se ne sta fiero dietro un bancone pieno di fresche prelibatezze, tutto intento a servire i clienti e a raccontar loro storie.
Poi però distogli la mente da questo immaginario e ti rendi conto che il passare degli anni ha scattato tante foto a colori con altrettanti protagonisti: botteghe che hanno abbassato le saracinesche, botteghe che hanno cambiato padrone e prodotti a scaffale, botteghe che scelgono di rimanere stoicamente fedeli a quell’istantanea e boutique (ops!) botteghe che si rinnovano nel look e nelle formule…

Ma dove andranno mai queste botteghe? Era inevitabile che le foto diventassero a colori o sta prevalendo un progressivo darwinismo che privilegia il modaiolo senso del “gourmet”?
Nell’attesa di scoprirne il destino  e di leggere come lo immaginate, cominciamo a mettere da parte qualche indirizzo targato Roma da custodire.

Continua a leggere