Taste of Roma 2014 – cosa ci lascia

Anche quest’anno Taste of Roma è andato in scena. Puntualmente settembrino, alla sua terza edizione romana. Giusto due giorni fa la serata conclusiva di una tre giorni intensa.

Stesso teatro, Auditorium Parco della Musica.

Stessa “plauso”,  se non superiore: basta dare un’occhiata all’assordante rumore – tra foto e parole – di addetti ai lavori e non. Cercare #tasteofroma o #tasteofroma14 per credere.

Stesso modello di prezzo: paghi un ingresso – che per quanto non basso (16€ a persona) a giudicare dalla partecipazione è ben assorbito dal pubblico –  e poi giù di sesterzi (1€/1 sesterzio per la cronaca) in tessera ricaricabile. Prezzo medio dei piatti degustazione 5/6€.

Stessa formula “Vieni ad assaggiare i grandi chef”. I fine dining  della Capitale (quasi tutti quelli che contano a parte precise eccezioni che ci auguriamo nel tempo si affaccino) si ritrovano a proporre a prezzi accessibili alcuni dei loro gioielli, tre per Chef per la precisione. Per la buona pace di chi magari non riesce a permettersi un pasto intero alle loro tavole, o di chi scettico per gusto ha timore di impegnarsi per una cena o un pranzo. Qui e lì anche stand vari – vino, prodotti/servizi in tema, sponsor, street food – che riescono ad accaparrarsi gli spazi.

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“Metti un sabato mattina con i capolavori di Roy Caceres e Galleria Borghese”: i tratti di un’esperienza!

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Un’esperienza? Si un’esperienza perché tale è stata per noi e tale – ci sentiamo di dire – è stata dai più commentata.

I tratti? Si qui solo brevi tratti per non consumarne i momenti nelle nostre memorie.

Si si avete intuito bene:  oltre a Simona e Flaminia che per Tavole hanno condotto i gruppi c’eravamo anche noi!
Ora qualcuno si starà repentinamente chiedendo “…e l’anonimato?!”. Ovvio resta un principio sacro e inflessibile, ma con Cristina Bowerman prima e con Roy Caceres ora, non potevamo non prenderci un break “organizzativo”. Certo questi “capitani” non cambieranno servizio e dintorni né trattamento economico per il solo fatto di riconoscerci…Oltretutto avremmo perso quel contatto e quelle emozioni che di sicuro web e social non possono compensare: e in queste occasioni proprio non volevamo. Anonimato si dunque, ma non estensivamente estremo ecco…o meglio estremo su quelle fasce che più raccontiamo.

Ma passiamo ai tratti, o forse meglio agli scatti in rigoroso ordine cronologico per fissare tutto, proprio tutto. Per ora istantanee e a breve anche in versione video.

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Metti un sabato mattina con…i capolavori di Roy Caceres e Galleria Borghese

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E così a qualche mese dalla prima, si replica!
Dopo il successo del primo evento “Metti un sabato mattina con...” – allora in compagnia di Cristina Bowerman e Raffaello – era proprio giunto il momento di ripetere l’esperimento, quell’esperimento che tanto interesse e consensi aveva raccolto. A dire il vero avremmo voluto replicare molto prima, ma ahinoi tempo, impegni e dintorni hanno remato contro. Poi l’occasione è diventata troppo ghiotta quando uno degli indirizzi che più amiamo in città ha avuto la sua prima stella Michelin e di lì la riflessione è stata immediata: come non abbinare, non fosse altro per distanze e rilevanza dei “capolavori” custoditi, la Galleria Borghese e Metamorfosi?
Detto-fatto, qualche cinguettio con @caputmundicibus – il Sous-chef John Regefalkper avviare l’organizzazione…ed eccoci.
Con delle novità rispetto alla prima edizione: leggete, leggete!

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Metamorfosi – la rivoluzione dei sensi

English version

La serata trascorsa da Metamorfosi è stata una serata di domande.

La prima. “Come può un posto così – si un posto così – non aver ricevuto nell’ultima “incoronazione” la stella Michelin?” Ecco, anche a distanza di qualche giorno da quella sera non abbiamo trovato una spiegazione che ci convincesse. L’unica parvenza di risposta semi-persuasiva è che “…è solo questione di tempo…

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