Giovedì Gnocchi – dove mangiarli a Roma

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G-n-o-c-c-h-i, una parola che inneggia al comfort-food. D’altronde non può essere diversamente se si pensa che:
a. di comfort sanno gli ingredienti di base alias patate, farina e uova
b. sempre di comfort parlano i condimenti a cui spesso si accompagnano
c. e ancora al comfort inneggia quella pastosa e morbida sensazione che avvolge il palato ad ogni boccone.

E se da una parte paiono piuttosto semplici da preparare, come gli ingredienti suggeriscono, dall’altra invece diverse sono le insidie che nasconde la preparazione. Spesso finiscono per essere troppo duri o troppo molli.
Noi ne siamo ghiotti. S’è capito?! E poiché anche Roma – un po’ come l’intero Stivale – propone le sue succulente versioni, abbiamo deciso di appuntare qui una serie di indirizzi utili agli gnocchi-addicted. In ordine alfabetico per non scontentar nessuno.

Osteria del Velodromo Vecchio - Gnocchi

1) Acquolina Hostaria a Collina Fleming.  Da Terrinoni, lo gnocco si fa stellato. Quasi sempre presenti a menu con eclettici condimenti che sanno inevitabilmente di mare.

2) Cesare al Casaletto. Una delle trattorie che più amiamo in città (citata oltretutto nel blog in tempi non sospetti) e che per molti è divenuto ormai un riferimento in città. Gnocchi grossi e sodi da Leonardo Vignoli abbinabili a qualsivoglia condimento. I nostri preferiti sono all’amatriciana o con sugo di coda.

3) Flavio al Velavevodetto a Testaccio o in piazza dei Quiriti a Prati. Eccolo un altro indirizzo romano del cuore che mai ci delude! Neanche in fatto di gnocchi…con sugo di involtini.

4) L’Arcangelo in Prati da Arcangelo Dandini che per gli appassionati sicuramente non necessita di presentazioni. Uno degli gnocchi all’amatriciana più rinomati della città e che si ricordano per grandezza, consistenza e sapore. Se ben ricordiamo dedicati alla mitica Sora Lella, a cui si ispira la ricetta.

5) L’Oste della Bon’ora a Grottaferrata. Quando pensiamo a questo indirizzo, all’ambiente familiare, rustico e casalingo che gli fa da sfondo e alla cucina genuina che va in scena, la memoria arriva a dei formidabili gnocchi alla carbonara. Li propongono a menu anche con ingredienti di stagione oltre che con i condimenti romani a scelta.

6) Le Bistrot dal 1984 a Garbatella. Una versione tutta vegetariana e ben riuscita degli gnocchi, anzi gnocchetti e spesso realizzati e proposti a menu in variante zucca.

7) Matricianella a due passi da piazza S. Lorenzo in Lucina in pieno centro storico. Un’eccezione rispetto alla ricetta con patate: qui gli gnocchi sono i veri gnocchi della tradizione romana, di semolino a forma di larghi e spessi dischi, ripassati al forno. Non se ne trovano troppi di locali in città che hanno preservato questo modo di prepararli…

8 ) Osteria di Monteverde. La cucina propone spesso gnocchi dalle ottime consistenze e conditi con svariate e convincenti combinazioni di ingredienti. Anche a base di pesce.

9) Roscioli in centro storico nei pressi di Campo de’ Fiori. Nel ristorante-gastronomia-wine bar (quello di via dei Giubbonari per capirci) servono ottimi gnocchi con condimenti romani. Spesso si trovano gnocchi anche alla tavola calda del vicino forno su via dei Chiavari, approfittatene!

10) Sora Lella all’isola Tiberina. Storico indirizzo, sicuramente reso celebre anche dagli gnocchi all’amatriciana creati dalla sorella di Aldo Fabrizi citata giusto qualche riga più su. La famiglia prosegue la tradizione, anche se il fascino del locale negli anni si è un po’ ridimensionato e sono cresciuti turisti e prezzi. Quando si parla di gnocchi però secondo noi non può mancare una citazione!

Immagini: Tavole Romane

Osteria del Velodromo Vecchio – tradizione romana all’Appio Tuscolano

Osteria del Velodromo Vecchio - Esterno

E così dopo la pausa di agosto eccoci di nuovo alle tastiere per una nuova e  speriamo promettente stagione gastronomica romana.
La ripartenza “vera”, fatta salva una parentesi di qualche giorno fa dedicata agli eventi food&wine&beer di questo Settembre, la affidiamo – in attesa di provare novità interessanti appunto – a uno storico indirizzo romano, l’Osteria del Velodromo Vecchio. 
La zona è quella dell’Appio-Tuscolano, come il titolo del post ha già svelato. Lo sfondo quello del classico incrocio tra strade di quartiere – un popoloso quartiere – giusto tra alti palazzi alternati a qualche “fratello” minore che resiste e, diciamolo, rende a tratti meno metropolitana l’aria.
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Sora Maria e Arcangelo a Olevano Romano – territorio con originalita’

Sora Maria e Arcangelo - Esterno

Capita di abbandonarsi a pranzi e cene “fuori-porta”. In inverno e in estate, il “fuori-porta” non conosce stagione.
O meglio a dirla tutta – e a voler abusare del significato delle parole – quello giusto le conosce le stagioni, eccome.
Anzi diciamocelo: deve conoscerle, tanto per farti sprofondare nel clima e nell’aria che – guarda caso – cerchi dopo esserti lasciato alle spalle il cemento, quanto per catapultare i sensi verso  sapori e odori di periodo lontani da scaffali e locali omologati che le stagioni le hanno dimenticate. E tentano di farle dimenticare anche a noi.

Ecco Sora Maria e Arcangelo è uno di quei “fuori-porta” giusti.
A Olevano Romano – tra Castelli e Monti Simbruini, sufficientemente lontani dal cemento. Tra materie “vivaldiane” (e si lasciateci coniare un termine solo che sappia al tempo stesso di 4 stagioni).

A questo aggiungeteci spasmodica attenzione al territorio e alla qualità degli ingredienti, tanto da riservare tutto l’anno un posto speciale a svariati Presìdi Slow Food (compreso menu degustazione dedicato), passione per il mestiere tramandata e preservata di generazione in generazione,  riuscite occasioni di incontro tra preparazioni della memoria e ricerca, location accogliente in un verace palazzetto di paese più un servizio cordiale e particolarmente efficiente. Ecco lì che una visita è auspicabile, saltandola si perderebbe obiettivamente un pezzo di cultura gastronomica dell’interland capitolino.

E’ giusto di qualche settimana fa il nostro faccia a faccia con la cucina di Giovanni Milana. Abbiamo optato per il menu degustazione che recitava (anche se ora sarà probabilmente già cambiato!)…

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Romeo Chef&Baker – cosa riesce a fare un “incontro”

Un incontro? E chi si è ritrovato? …Romeo? E chi è Romeo?
Curiosi eh! Ecco ora tenteremo qualche risposta.

Romeo è esattamente il frutto di un fortunato ‘”incontro” tra quattro nomi brillanti della ristorazione capitolina: la chef Cristina Bowerman e Fabio Spada di Glass Hostaria e Bir&Fud e i fratelli Roscioli, Alessandro e Pierluigi, che da decenni (come famiglia tramanda) animano l’angolo Chiavari-Giubbonari con il forno e lo spazio winebar-deli-ristorante.  Sulla strada che ha condotto a questo “incontro” diverse le coincidenze, almeno a detta di Cristina e Fabio: il desiderio recondito  di voler dar vita a un progetto culinario nuovo e diverso – magari in compagnia dei Roscioli – si è incrociato ad un certo punto con la visita a dei papabili spazi da occupare, che guarda caso avevano già catturato l’attenzione di Alessandro e Pierluigi. Un segno! E poi quegli spazi, ari-guarda-caso, un tempo altro non erano che un’officina-laboratorio dell’Alfa Romeo. Sullo sfondo macchine dunque, proprio come era accaduto per gli altri locali a conduzione Bowerman-Spada. Un altro segno! Come ignorare dunque tutto questo?
Di lì l’incontro cercato, di lì Romeo che ha aperto i battenti in Prati – a due passi da Cola di Rienzo – giusto qualche giorno fa il 13 novembre.
Ecco così svelate anche le origini del nome…

Roberto e Loretta quelli di via Gabi – un riferimento a San Giovanni

“Roberto e Loretta” è uno di quei posti che frequentiamo dai tempi dell’università, uno dei capisaldi di quartiere in zona San Giovanni…e san Giovanni a Roma (anzi come recitano gli annunci di case in affitto “Appio-San Giovanni”) si sa  è una dimora familiare per gli studenti fuori-sede.
Non ne avevamo parlato finora nel blog forse per il desiderio inconscio di preservarlo solamente (si fa per dire!) nella nostra memoria, poi qualche giorno fa a vederlo tra le new entry della nuova Guida Osterie d’Italia 2013 ci è scattata al contrario la consueta brama di condivisione e dunque eccoci. Complice un po’ anche il contest ormai in dirittura di arrivo proprio oggi (se non avete ancora votato a proposito affrettatevi a farlo!) per scovare Carbonara-Amatriciana-CacioePepe più amati, che ce lo ha riportato immancabilmente alla mente per un cavallo di battaglia in tema.

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Osteria di Monteverde – una non basta ma replicarla sarebbe un delitto!

Decisamente troppo breve e datato lo spazio riservato all’Osteria di Monteverde nel glorioso post sulle Trattorie scritto per Dissapore ormai più di un anno fa. Ce ne rendiamo conto giusto qualche sera fa dopo esserci nuovamente sfamati da Fabio Tenderini e Roberto Campitelli, il primo ex-ingegnere delle telecomunicazioni che dopo quasi 15 anni nel settore ha deciso evidentemente di dedicarsi ad altro, il secondo ex-Glass, ex-Convivio…insomma ex-un sacco di posti. E se il primo ci ha messo quel sano entusiasmo dettato da passione, il secondo ha portato talento ed esperienza: non era scontato ma intuibile quale potesse essere il risultato!
Il locale è incastonato tra un condominio e l’altro su una delle popolose vie di Monteverde, difficile dire se Vecchio o Nuovo: sembrerebbe stia giusto al confine. Nonostante la densità di portoni e finestre si intercetta facilmente per via della doppia vetrina sulla cui tenda di copertura corre l’insegna. L’ingresso proietta subito in un ambiente informale, tutto legno, con pochi coperti (saranno una trentina ad occhio e croce)  e foto di tratti di Roma sparita alle pareti.

E fin qui tra osteria nell’insegna e osteria chiaramente evidente nella forma e nel rumore di fondo dell’unica sala, realizzi che sei giustappunto in osteria. Poi però passi per il menu, per la lavagnetta che recita qualche piatto del giorno, scivoli sulle proposte recitate a voce dal personale e ti rendi conto che proprio solo un’osteria non è. Per carità ci trovi delle meritevoli Carbonara-Gricia-CacioePepe… Continua a leggere

Flavio al Velavevodetto – sapori romani e bel dehor *Aggiornamento*

Aggiornamento dei precedenti articoli (1, 2che consigliamo di leggere per una vista d’insieme su questa Tavola e per le informazioni pratiche.
Innegabile: siamo ormai degli aficionados! Lo testimonia anche il nostro “tour a tavola” di cucina romana per ora tutto devoto a Flavio…
E in quanto tali  da queste parti capitiamo spesso. Talmente spesso che la data di ultimo aggiornamento sull’argomento non rende giustizia alla frequenza di passaggio e alla tenuta di qualità del Velavevodetto. Eccoci allora dopo qualche cena recentissima da Flavio a Testaccio…


Cosa c’è di nuovo?

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La Fraschetta di Mastro Giorgio – sentori dei Castelli a Testaccio

Chi è Mastro Giorgio?! Beh domanda lecita per chi è inciampato in questo pezzo…
Per quanto ne sappiamo il “titolare” – su insegna – della metaforica Fraschetta incuneata in una delle vie testaccine a metà strada tra lo storico mercato rionale e la nuova sede che costeggia il Monte dei Cocci. Su via Alessandro Volta nel bel mezzo di due “celebrità”: da un capo Volpetti, dall’altro (e per giunta confinante) l’antenato di tutte le Trattorie Romane Felice Trivelloni.
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Caffè Propaganda – un angolo di Parigi con vista Colosseo

Cosa è mai questa storia?! Giusto una storia nata di recente, che da qualche mese porta il nome di Caffè Propaganda.
Va bene va bene veniva fuori a fine 2011 e ne hanno già scritto a destra e manca, ma ormai dovreste sapere che ci piace sperimentare prima e parlarne poi.

Torniamo a Propaganda allora. Un progetto sui generis per Roma – e ora capirete il perchè – che spunta fuori da estri di moda, musica, gastronomia e porta firme di rilievo: dj Giancarlino, Maurizio Bistocchi di Reply Store, udite udite Arcangelo Dandini per la consulenza in cucina e Stéphane Betmon lo chef pâtissier francese che ha traslocato per l’occasione da Settembrini Caffè qui in via Claudia. E chi lo conosce non dubitiamo stia già pensando ai suoi…no no lo sveliamo dopo!
Dunque perché sui generis e di qui perché passarci. Dopo un paio di esplorazioni ci viene da dire: per diversi buoni motivi o se non altro non pochi per non parlarne.
La formula. E’ aperto sette giorni su sette da pranzo a notte fonda, accompagna l’ora del pranzo, il the pomeridiano (selezione Mariage Frères anche se ahiahi in bustine), l’aperitivo, cena e dopocena. Difficile per Roma, eppure da Propaganda – e in pochi altri locali in città – succede. E l’offerta all day riempie le pagine di un menu-giornale, che un po’ ti stordisce e un po’ ti ammalia per il formato. Esilarante. E si arricchisce con i piatti su lavagna che cambiano giornalmente.

L’ambiente. Che dire, questo è quello che nella media del “buono” fa la parte dell’ottimo. Ingresso su una porta legno-vetri stile bistrot, un bancone-bar (all’entrata a sinistra) legno-zinco su misura che già da solo riempie il senso estetico del giro visivo, sala (che si srotola su un paio di ampi locali) piastrellata di bianco a parete, originali tavolini, divanetti, sedie, scaffali e suppellettili. Insomma tutto questo per noi è Parigi. Vedere per credere.

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La Campana – a suon di turisti?

Era davvero archiviato in fondo alla memoria il ricordo dell’ultimo tempo trascorso alla Campana. E’ non che sgomitasse per riaffiorare. Poi incappiamo in un gran parlare nel web, anzi per esser precisi in ripetute citazioni come imperdibile e genuina sosta in centro. E diventa così un dovere verso i lettori, oltre che una curiosità, capire se quell’ultimo ricordo un po’ sbiadito ha riacquistato luce.
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